GDPR, gli Stati Uniti stanno pensando di adottarlo

Gli Stati Uniti potrebbero presto adottare il GDPR

Cisco lancia la proposta: e se il GDPR venisse introdotto anche negli USA? L’idea trova pareri più che positivi, ma anche qualche perplessità

 

L’abbiamo scritto più volte nei nostri articoli sull’argomento: rompiamo gli indugi, il GDPR funziona. I resoconti dopo i primi mesi di attività della nuova Normativa per la tutela della privacy sono, se non esaltanti, veramente ottimi e lasciano ben sperare per il futuro, quando anche le aziende ad oggi non ancora del tutto pronte si aggiorneranno definitivamente al nuovo regolamento. Ad essere soddisfatti, ad oggi, sono tanto gli utenti, che si sentono finalmente più tutelati, quanto le aziende stesse, che sembrano ben felici di accettare qualche paletto in più pur di non avere problemi relativi ai dati personali dei propri clienti, che tanti guai hanno causato in tempi recenti. L’Europa, dunque, sembra aver accolto benissimo il tanto temuto GDPR. Ma cosa dicono, in America, sulla nuova Normativa europea?

Un esempio da seguire…

I pareri giunti dagli USA sembrano, in effetti, entusiasti. Non sono poche, pare, le voci che si alzano in favore dell’adozione di una Normativa simile anche oltreoceano. Il primo a lanciare la proposta è Cisco, multinazionale leader nel settore della fornitura di apparati per il networking. Mark Chandler, chief legal officer dell’azienda californiana, si dice infatti convinto che, con qualche adattamento (ad esempio sulla possibilità per gli utenti di rimuovere le proprie informazioni da ogni motore di ricerca) il GDPR potrebbe rappresentare un’ottima novità da introdurre anche negli States. Le dichiarazioni di Chandler, in realtà, fanno seguito a quelle rilasciate lo scorso anno da Tim Cook, CEO di Apple, che esortava il mondo intero a seguire le nuove regole europee. Ad unirsi al coro arriva, poi, anche Ginni Rometty, CEO di Ibm, che sottolinea la necessità di un nuovo regolamento relativo alla gestione dei dati personali.

…ma anche qualche timore

Qualche voce non proprio favorevole, ovviamente, non manca. Alle autorevoli voci di Chandler, Cook e Rometty si oppongono, infatti, le perplessità di alcune aziende cha guardano con timore ai molti paletti inevitabilmente imposti dal GDPR. Le paure riguardano vari aspetti della Normativa europea. Si parte, in primis, dalle limitazioni alle quali le aziende andrebbero naturalmente incontro per quanto riguarda la raccolta di dati personali, settore sul quale molte aziende puntano molto più di altre. I costi, inoltre, sono un altro degli argomenti che dividono l’opinione delle aziende al riguardo: c’è chi, infatti, sostiene che le spese necessarie ad accontentare le richieste del GDPR siano troppo onerose e che non sempre, quindi, il gioco varrebbe la candela. Un ultima perplessità riguarda le pene previste per ogni violazione del regolamento che, come ben sanno le aziende europee, sono tutt’altro che morbide.

Ottimismo in salsa americana

Qualche perplessità di troppo, dunque, ma nulla che sembri così insormontabile. L’opinione diffusa, negli USA, è che il GDPR sia qualcosa di sempre più necessario a livello non più solo europeo, ma globale. Per discutere, poi, di ogni possibile cambiamento ci sarà tempo e modo, ma la scintilla sembra essere scoccata anche negli Stati Uniti. Il GDPR, che tanto bene sta facendo in Europa, sembra destinato a far scuola anche nel resto del mondo.

 

Ivan Marra