Gdpr: il diritto all’oblio. Ecco tutte le novità

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Uno dei punti innovativi introdotto dal Regolamento UE 679/2016 è il “Diritto all’oblio” disciplinato dall’art. 17.

La normativa in questione riporta immediatamente alla vecchia disciplina sul “diritto alla cancellazione” dei dati di una persona fisica, previsto dal Codice della Privacy D.lgs. 196/2003, ma con importanti e non poco complesse novità.

Il diritto all’oblio così nuovamente inteso è anzitutto esteso alle società digitali e fa emergere la cogente problematica della totale cancellazione dei dati personali resi pubblici dall’impresa.

Tramite l’esercizio del diritto in questione, l’interessato può chiedere che i propri dati personali vengano cancellati, quando questi non risultino più necessari per i fini per cui sono stati raccolti e trattati o per altra specifica richiesta, confermando quanto disposto dal vecchio Codice.

A cosa attengono quindi le vere novità introdotte dal GDPR?

In primis è rimesso al titolare del trattamento, a cui sono affidati i dati personali e a cui è fatta richiesta di cancellazione, di informare di tale richiesta gli altri titolari che stiano utilizzando i dati personali in questione, da lui trasferiti.

L’obbligo suddetto sussiste solo nel momento in cui l’interessato richieda la totale cancellazione, specificando che qualsiasi “link, copia o riproduzione” contenente i suoi dati personali venga del tutto eliminata.

Il contenuto dell’art. 17 GDPR, così come l’intero Regolamento, mira a responsabilizzare coloro che acquisiscono dati personali e li trattano, attribuendo in questo caso, al titolare del trattamento, il compito di fungere da intermediario tra il soggetto proprietario dei dati e gli altri titolati che utilizzano i suoi dati.

La normativa non fa riferimento ad un effettivo controllo da parte del titolare del trattamento circa l’effettiva cancellazione da parte degli altri titolari dei dati su cui è richiesto l’oblio, così come non sembra richiesta l’informazione all’interessato circa l’avvenuta cancellazione dei dati.

Quest’ultimo aspetto va però analizzato alla luce del principio di trasparenza, ex art. 12 GDPR, e dell’accountability, ex art. 5 par. 2 GDPR. Entrambi gli articoli pongono a carico di colui che tratta i dati personali un obbligo di responsabilità e trasparenza nella gestione degli stessi, tale da far intendere un insito dovere di comunicazione sull’avvenuta cancellazione dei dati personali all’interessato.

Un limite sostanziale, che alleggerisce il titolare del trattamento dei dati personali, è insito nella tecnologia e nei mezzi a disposizione per la realizzazione dell’operato disposto dall’art. 17 GDPR, che deve rientrare in costi ragionevoli.

Il cambiamento rispetto al vecchio diritto alla cancellazione è più forte di quanto sembri, non essendo più sufficiente la semplice cancellazione dei dati in possesso, risultando necessaria la comunicazione dell’esercizio di tale diritto a tutti coloro che utilizzano i dati in merito, a seguito di una diffusione pubblica degli stessi, senza gravare però in maniera sconsiderata sul titolare del trattamento.

Avvocato Amanda Capasso

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