Libra è un rischio per la privacy degli utenti Facebook?

Libra

Libra, la criptovaluta voluta da Facebook

Libra è la criptovaluta annunciata da Facebook che andrà a fare concorrenza a Bitcoin ed Ethereum: ma quali rischi comporta per la privacy degli utenti?

 Il mondo delle criptovalute continua ad affollarsi: dopo Bitcoin, Ethereum e le altre arriva infatti anche Libra, annunciata da Facebook lo scorso giugno. Zuckerberg spera così di rafforzare il sistema di pagamento digitale sulla propria piattaforma social, adottando una valuta facilmente convertibile, libera e stabile, almeno nelle intenzioni.

Libra però, al di là di qualunque considerazione dal punto di vista squisitamente economico, pone anche alcune questioni di diverso carattere: si teme infatti che la nuova criptovaluta possa costituire un rischio per i dati sensibili degli utenti Facebook.

Dubbi sul sistema di convalida

Le transazioni effettuate con Libra verranno infatti convalidate tramite l’app Calibra, ovvero un portafoglio digitale che sarà collegato anche a WhatsApp ed Instagram. Per utilizzare Calibra ci sarà però bisogno della scansione di un nostro documento d’identità, una misura di sicurezza che è stata importa dalla regolamentazione americana per il controllo dei clienti e per questioni di antiriciclaggio.

Ciò vuol dire che Facebook avrà a disposizione dati sui documenti d’identità, sull’importo delle transazioni effettuate, sulla disponibilità finanziaria degli utenti e così via. Tutti dati che, specificarlo è quasi superfluo, non potranno che far gola ai vari partner pubblicitari di Zuckerberg. Il creatore di Facebook ha assicurato che nulla di tutto ciò verrà condiviso, ma non è stato specificato se l’embargo varrà soltanto per i terzi o anche per i partner di Facebook.

Precedenti che contano

Zuckerberg, d’altronde, non può certo fregiarsi della massima fiducia dei propri utenti: lo scandalo Cambridge Analytica ha messo in ginocchio la credibilità di Facebook per quanto riguarda la gestione dei dati sensibili, e resta quindi da capire se gli utilizzatori della piattaforma saranno disposti a mettersi nelle mani della sua criptovaluta.

Non è da sottovalutare inoltre l’estensione potenzialmente globale di Libra, che andrebbe a toccare Paesi benestanti come Paesi ancora sottosviluppati, nei quali ovviamente le misure di tutela per la privacy degli utenti non rappresentano un ostacolo così grosso. L’uniformità di trattamento sarebbe a questo punto fortemente a rischio per via dei diversi sistemi legislativi, situazione che si creerebbe già parlando di Europa e Stati Uniti.

In tal senso sarebbe importantissimo fare passi avanti nel verso dell’adozione a livello globale di un sistema di tutela modellato sull’impronta del GDPR, che ai cittadini europei garantisce una protezione sicuramente maggiore rispetto a quanto accade in America o in altre zone del mondo. Il GDPR, d’altronde, ha già da tempo attirato l’attenzione anche al di fuori dei confini europei, attestandosi come un efficace sistema di tutela dei dati sensibili dei cittadini anche grazie alla severità delle sanzioni previste, nonché alla meticolosità con la quale è stato redatto.

Una criptovaluta come Libra, con alle spalle imprenditori per cui i dati personali dei propri utenti sono il pane quotidiano, non può esser lasciata andare a piede libero ma dev’essere tenuta costantemente sott’occhio per far sì che i danni possano essere prevenuti prima che ci sia necessità di curarne gli effetti.

Ivan Marra