Privacy sui luoghi di lavoro: cosa stabilisce la legge?

GDPR

Il decreto attuativo del GDPR n. 101 del 10 agosto 2018 ha introdotto nuove ed importanti tutele per i lavoratori dipendenti in materia di privacy

Nel Titolo 1 dello Statuto dei lavoratori sono contenute le norme che disciplinano e tutelano la dignità e libertà del lavoratore dipendente. Lo Statuto è stato recentemente oggetto di riforma da parte del decreto legislativo n. 151 del 2015, agli art. 4 e 8 che prevedono specifiche disposizioni volte alla tutela della privacy sui luoghi di lavoro.

Analizzando le singole disposizioni possiamo affermare, in particolare, che l’art. 4 rappresenta il giusto bilanciamento tra il diritto del lavoratore dipendente alla riservatezza e di quello del datore di lavoro alla sorveglianza del patrimonio aziendale nonché al monitoraggio delle prestazioni del dipendente sia in funzione dell’esercizio del potere disciplinare che di quello organizzativo e direttivo.

L’art. 8 dello Statuto dei lavoratori, invece, tutela un aspetto più intimo del lavoratore vietando espressamente al datore di lavoro di compiere indagini sulle opinioni (politiche, religiose ecc..) nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.

Per ottenere un quadro generale sulla tutela della privacy nei luoghi di lavoro è necessario leggere i suddetti articoli in combinato disposto con il Codice della Privacy anch’esso recentemente novellato dal Regolamento europeo 2016/679 per effetto del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101, in vigore dal 19 settembre 2018.

Controllo a distanza dei dipendenti tramite l’utilizzo di apparecchiature audiovisive

Il principio sancito dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori che vietava l’utilizzo di impianti audiovisivi di sorveglianza da parte del datore di lavoro per controllare l’attività del lavoratore è stato recentemente mitigato dalla disposizione contenuta nell’art. 23 del decreto legislativo n. 151 del 2015. Alla luce del nuovo impianto normativo il potere di controllo del datore di lavoro sui propri dipendenti sarebbe subordinato a specifiche esigenze e al previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o  in accordo con l’Ispettorato del Lavoro.

Nello specifico l’art. 23 d. lgs. 151/2015 prevede la possibilità per il datore di lavoro di controllare a distanza l’attività dei lavoratori qualora sussistano specifiche esigenze e in “casi eccezionali”, come ad esempio: per motivi di carattere produttivo ed organizzativo, per tutelare il patrimonio aziendale o per esigenze di sicurezza nel posto di lavoro.

Fatte salve le circostanze suindicate è opportuno chiarire che l’uso dell’apparecchiature audiovisive e delle relative registrazioni è consentito esclusivamente sull’attività prestate dal dipendente e non sul lavoratore stesso. Inoltre, affinché si verifichi l’effettiva tutela del diritto alla riservatezza del dipendente è necessario che il controllo sia di natura incidentale, in altre parole il monitoraggio a distanza non può avere una durata prolungata nel tempo.

Divieti assoluti per il datore di lavoro

Come già anticipato, una verifica dell’attività lavorativa del dipendente è possibile quello che resta vietato è il controllo sul lavoratore in quanto persona. Per questo motivo è fatto divieto al datore di lavoro di installare apparecchiature atte al controllo dei sistemi di comunicazione dello stesso anche se aziendali. Pertanto, non è possibile:

  • Analizzare senza previo avviso i dispositivi elettronici affidati in uso ai lavoratori;
  • Accedere alla cronologia e memorizzare le pagine web visualizzate dal dipendente;
  • Adottare dei sistemi di lettura e archiviazione sistematica dei messaggio di posta elettronica.

Infine, è necessario precisare che tutte le apparecchiature di sorveglianza, una volta installate, devono essere opportunamente segnalate ai lavoratori.

Benedetta Greco