Sicurezza sulle piattaforme offshore, un convegno a Palermo

Le piattaforme petrolifere sono di grande importanza, anche dopo la conclusione del loro utilizzo.

Si è tenuto a Palermo, sul finire dello scorso mese di settembre, un interessante convegno intitolato “Sicurezza sulle piattaforme offshore”

La sicurezza come diritto da tutelare anche per coloro che lavorano in mare, rispettando al contempo tale importante risorsa e l’ambiente in generale. A Palermo, alcune sigle sindacali (Cgil, Uil, Filctem, Femca) hanno organizzato a fine settembre scorso un convegno sul tema, dal titolo “Sicurezza sulle piattaforme offshore”.

Più sicurezza per un settore molto esteso in Italia

Quello delle piattaforme è un ambito ben ramificato ed esteso in Italia: sono infatti circa 140 le strutture in questione, attive principalmente nella parte alta del Mare Adriatico ma anche nel Canale di Sicilia e nel Mare Ionio. Spesso, però, molti dei lavoratori in esse presenti vengono assunti con contratti di somministrazione che non soddisfano a pieno i requisiti di salute e sicurezza, necessari soprattutto in un ambito come quello delle offshore. La proposta lanciata dai partecipanti al convegno di Palermo è stata dunque di chiedere al governo l’applicazione delle misure previste dal Contratto Collettivo Nazionale Energia e Petrolio, affinché il lavoro di questi professionisti possa essere meglio tutelato.

La richiesta dei sindacati appare, d’altra parte, assolutamente legittima, se si pensa che nel 2017, sulle piattaforme offshore, vi sono stati 16 incidenti in più rispetto all’anno precedente. Buona parte di questi non sono risultati di particolare gravità ma questo dato non deve, di certo, indurre ad “abbassare la guardia” sulla verifica delle condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori.

La tutela del mare tra UE e Italia

La Storia, si sa, dovrebbe essere Magistra Vitae ma purtroppo non sempre è così. Nel caso specifico per una volta la Storia è servita ad aprire gli occhi alla gente e un evento catastrofico è servito ad evitare ulteriori danni in altre parti del Mondo. Il grave incidente, occorso nel Golfo del Messico nel 2010, quando si diffusero nel mare più di 500 mila tonnellate di greggio, ha rappresentato un vero e proprio spartiacque per quanto riguarda la legislazione a difesa dell’ambiente. il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento Europeo hanno emesso congiuntamente  la direttiva numero 30 del 2013 riguardante la messa in sicurezza delle operazioni, per gli idrocarburi, da svolgere in mare.  Questa direttiva ha consentito alle autorità preposte di aggiornare la lista dei rischi relazionati all’attività estrattiva, aumentando così le ispezioni e i sistemi di segnalazione e prevenzione degli incidenti. Per quanto riguarda il Bel Paese il decreto legislativo numero 104 del 16 giugno 2017 recepisce in Italia il nuovo decreto europeo 30\2013. Dopo tale data è stata organizzata una Commissione ad hoc per garantire la sicurezza sulle piattaforme estrattive presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Nuova vita per le piattaforme estrattive

Le piattaforme estrattive, a lungo termine, possono diventare un problema per quanto riguarda il loro destino dopo che si è concluso il loro iter estrattivo. L’Eni, Ente Nazionale Idrocarburi, ha già avviato un ambizioso progetto per mettere in sicurezza 15 piattaforme entro il 2020. Un altro progetto, che si chiama Poseidon, è stato concepito dall’ISMAR (Istituto Scienze Marine), dalla Fondazione Cetacea, dal CNR (Centro Nazionale delle Ricerche). Poseidon ha come obiettivo quello di trasformare le piattaforme della costa romagnola in stazioni scientifiche interconnesse, con le migliori e più avanzate tecnologie, allo scopo di studiare l’ambiente marino locale.

 

 

//]]>